L’addestramento del cane da riporto

L’addestramento del cane da riporto prevede come negli altre tipologie di lavoro sul cane da cerca e sul cane da seguita i classici comandi vocali e gestuali:  chiamata, dietro, va’, seduto, terra e porta. Vediamoli in dettaglio:
 

CHIAMATA: è il primo comando da utilizzare. Il cane deve correre e fermarsi ai piedi del padrone

TERRA: l’azione deve fermarsi in qualsiasi momento anche a distanza. Il cane deve accucciarsi a terra con il muso rivolto in direzione del proprio obiettivo.

VA’: l’azione, stoppata con il comando terra, può essere ripresa. Il cane deve correre nella direzione indicata dalla mano dell’addestratore.

DIETRO: il cane deve abbandonare ogni azione e tornare ai piedi del padrone. Quest’ultimo comando in particolare riveste una grande importanza in tutte quelle situazioni in cui si tenta di avvicinare un selvatico allo scoperto.

SEDUTO: il cane dovrà sedersi sulle zampe posteriori

PORTA: il cane dovrà consegnare la preda senza perderla o danneggiarla.
 

Ma qual è allora la differenza con gli altre razze nell’addestramento del cane da riporto? È proprio sul comando PORTA che il cane si deve specializzare, un po’ perché fa parte della sua indole e un po’ perché si è allenato per diventare un campione nella “consegna”.

Il cane da riporto, infatti, si occupa di consegnare tutta la selvaggina uccisa, ferita o semplicemente finita tra un cespuglio, tra la fitta vegetazione, in un canale d’acqua e in tutti quei luoghi in cui l’accesso è quasi impossibile. Se l’addestramento del cane da riporto è stato ben eseguito non c’è orgoglio più grande nel vedere il vostro amico tornare trionfante con la preda!

 
Un esercizio semplice da effettuare sin da quando il cane è un cucciolo? Riempite una calza con delle piume di un selvatico e fate in modo che non sia più grande del pugno di una mano e che il cane abbia grande facilità nell’afferrarlo in bocca. Lanciatelo lontano e mentre il cane istintivamente gli correrà incontro usate i comandi vocali e fermatelo più volte con “terra” e “va”.

Attraverso questo gioco l’addestramento del cane da riporto cucciolo sarà semplice sin da subito. Una volta preso l’oggetto si dà il comando del porta arretrando progressivamente e invitandolo ad avvicinarsi verso di noi. Tenendo una mano sotto la gola lo si accarezza sul dorso, lo si fa sedere e gli si fa mollare la presa.
 

Soprattutto all’inizio, può accadere che il cane sia restio a riportarci la calza oppure che si stanchi e l’abbandoni strada facendo. Una soluzione per un addestramento del cane da riporto di sicuro successo? Il riporto forzato, ponendo con decisione in bocca l’oggetto e facendo in modo che lo tenga il più tempo possibile. Mettetegli il guinzaglio, portatelo a spasso e rimproveratelo educatamente, rimettendo la calza in bocca ogni qual volta la dovesse far cadere.

In generale, si può passare alla selvaggina verso gli otto o dieci mesi ma anche prima a seconda del livello di addestramento del cane e della sua maturità.
 
Questa volta, dovrete, infatti, lanciare un selvatico morto esattamente come avete fatto con la calza e come nel caso dell’addestramento del cane da cerca e da seguita, ricordatevi di variare il luogo e la tipologia di selvaggina.

Solo in un secondo momento passate a nascondere la selvaggina tra la vegetazione, spingete il cane alla ricerca e una volta trovata, usate il comando del “porta”.

E lo shock sonoro da sparo? Come nel caso delle altre tipologie di addestramento dei cani da cerca e da riporto, bisogna abituarlo gradualmente con uno sparo a salve in lontananza e pian piano avvicinare sempre più lo sparo. Rassicuratelo con noncuranza e ricordatevi di tenere dei lunghi intervalli di tempo tra uno sparo e l’altro.

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